‘Ste Sroden – Sapori d’Autunno

Vi siete mai chiesti cosa voglia dire ‘Ste Sroden? Forse si, forse no, probabilmente in tanti saprete che è la traduzione in dialetto di “questo autunno”. In questo articolo abbiamo cercato di raccogliere alcune informazioni per voi, nell’attesa di incontrarvi a Fanano Domenica 13 Ottobre.

Alfonso Pasquali e il significato di “Sroden”, dal Video dell’ufficio turistico di Fanano “Fanano È”

5 curiosità su ‘Ste Sroden che forse non sapevi

  1. Il Nome. Il nome ‘Ste sroden si compone di due parti: Sroden = autunno e ‘ste = questo. Deriva dal dialetto della parte alta di Fanano, dalla zona di Fellicarolo e Canevare, non da Fanano centro, dove infatti è poco utilizzato. In Fananese autunno si direbbe auton.
  2. Origini della festa. Tempo fa non c’era una festa vera e propria, oggi viene chiamato così per indicare una giornata di festa per far conoscere i prodotti tipici autunnali dell’Appennino, come la castagna e il fungo. Fino a qualche anno fa, a Fanano c’erano tre feste distinte dedicate ai prodotti tipici del nostro Appennino: mirtillo, fungo e castagna. La festa del mirtillo è stata lasciata ad agosto, e con il passare del tempo è diventato quella che oggi è “La notte viola: fanano città del Mirtillo”. La festa del fungo e della castagna cadevano in due giornate separate. Col tempo, le due feste sono state unite sotto il nome “‘Ste Sroden”, per offrire in una giornata unica un’esperienza culinaria a 360° e una festa che si distinguesse dalle altre.
  3. La castagna. La castagna è la protagonista indiscussa di ‘Ste Sroden. Come mai? In passato la castagna era un frutto molto importante, in quanto era alla base dell’alimentazione. Le nonne raccontano che anche durante la guerra la fame non si era mai patita proprio perché c’era la castagna. La farina di castagne era la base di tanti prodotti di uso quotidiano, come il pane, i ciacci, la polenta, le frittelle, il castagnaccio. Le castagne venivano mangiate anche da sole, come i ballotti (castagne bollite) o mondine (caldarroste).  
  4. I castagneti. In quei tempi i castagneti erano tutti curati al massimo. Le castagne venivano raccolte, lasciate ad essiccare nei metati per circa 40 giorni, poi venivano macinate. I metati sono costruzioni locate in mezzo al castagneto a due piani: nel piano superiore le castagne erano stese ad essiccare, mentre in quello inferiore veniva fatto il fuoco. Una volta essiccata, la castagna perde il suo guscio esterno, e la polpa secca interna è la parte che viene macinata. E non si poteva sgarrare! Ognuno aveva il suo castagneto e guai fare “invasione” nel castagneto del vicino! Sebbene i castagneti non fossero recintati, i confini erano ben noti a tutti e bisognava fare molta attenzione a restare sul proprio territorio!
  5. Il fungo. Il fungo aveva un ruolo diverso. Essendo più raro e più prelibato, era un modo per cercare di guadagnare soldi. Spesso venivano raccolti per essere venduti, tanto che verso la fine della stagione estiva, funghi e mirtilli contribuivano a formare l’entrata più importante.

Che ne pensate? Per fare un salto indietro nel tempo e vivere insieme l’emozione di questo magico periodo dell’anno con l’atmosfera e i sapori tipici del nostro amato Appennino vi aspettiamo Domenica 13 Ottobre a Fanano!

Trovate il programma sulla pagina facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/604347836763376/

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